top of page
Profili
Incontro con Giancarla Marongiu
Intervista all'autrice de "La Gabbia di Pinuccia".
Qual è stato il singolo frammento – un'immagine, una frase sentita per strada o un'emozione – che ha fatto nascere l'idea di scrivere la “Gabbia di Pinuccia”?
"Probabilmente è nato dal desiderio di dar voce a Pinuccia, incontrata per caso e della quale mi sono innamorata. Ho voluto, inoltre, estrapolare e indagare il sentimento autentico dell’amore in quanto esperienza umana".
Guardando alla galleria di personaggi di questo libro, chi è stato il tuo miglior alleato durante la scrittura e chi, invece, ti ha costretto a metterti in discussione come persona?
"La mia alleata è stata, senza ombra di dubbio, Loredana, nipote di Ignazio. È stata lei (personaggio d'invenzione) ad avere il coraggio e la tenacia di ricercare le proprie origini e di donarmele. Di fatto, Loredana rappresenta la mia parte esploratrice, alla quale ho finalmente dato voce: attraverso lei ho compiuto quelle azioni che abitualmente utilizzo per decifrare i vissuti di chi mi circonda, trovando così l'opportunità di capire meglio me stessa".
Affrontare un tema così delicato come la violenza di genere richiede una grande sensibilità. Senza svelare troppo della trama, quale aspetto di questa realtà è stato più complesso da tradurre sulla pagina senza rischiare di ferire o semplificare eccessivamente il dolore?
"Forse è stato difficile descrivere la solitudine del nostro vivere e, soprattutto, quella difficoltà di comunicare che è figlia della nostra epoca. Forse ho faticato a ritrarre la semplicità — o meglio, la pochezza — di Ignazio, che pure incontra il mio rispetto e la mia comprensione. Forse avrei voluto narrare con più efficacia la complessità di un sentimento totalizzante, capace di farsi ideale istintivo. O forse, la realtà del manicomio e di un contesto familiare privo di empatia, segnato dall'incapacità di reagire e intervenire di fronte alle ingiustizie".
Esiste sempre un "libro fantasma" fatto di ciò che non si riesce a dire. C’è un’emozione o un concetto che, in quest'opera, senti essere rimasto protetto dal silenzio o del tutto intraducibile?
"In tutta sincerità, ho interagito così profondamente con il mio romanzo e con i personaggi che lo abitano, che nel momento in cui l'ho scritto non avrebbe potuto essere più autentico o completo di così. Era esattamente ciò che desideravo esprimere. Oggi, forse, lo racconterei in modo diverso".
C'è una domanda che nessun intervistatore ti ha mai posto, ma a cui ti piacerebbe moltissimo rispondere?
"Di fatto, attendo l’autenticità e la curiosità senza filtri di chi leggerà il mio libro, perché mi permetteranno di vederlo e conoscerlo attraverso prospettive nuove, per me ancora inimmaginate".
Se dovessi invitare a cena tre scrittori (del passato o del presente) per discutere del tuo ultimo libro, chi sceglieresti e perché?
"Sono tanti gli scrittori che avrei voluto o vorrei incontrare: Elsa Morante, che ritengo mia maestra irraggiungibile, Oriana Fallaci, Gabriel García Márquez, Tiziano Terzani, Roberto Saviano, Franz Kafka e l’ineguagliabile Luigi Pirandello. E ancora Milan Kundera, Michela Murgia, Isabel Allende, la nostra Grazia Deledda e la dolcissima, delicata e fantasiosa artista Maria Lai. Citarne solo tre è troppo riduttivo; scelgo comunque Lev Tolstoj, Hermann Hesse e Paulo Coelho. È difficile spiegare il perché: posso dire semplicemente che li amo. L’arte funziona in questo modo: ti parla e ti raggiunge magicamente, toccando corde personali che vanno oltre il tangibile, lo spiegabile e il definibile".
La scrittura è per te un atto di disciplina rigorosa o aspetti che l'ispirazione bussi alla porta? Hai qualche rito particolare a cui non puoi rinunciare?
"L'ispirazione è un aspetto imprescindibile e magico; di fatto, è un innamoramento più che un colpo di fulmine. In seguito, però, deve trasformarsi in un atto di disciplina rigorosa. Amo scrivere la mattina appena sveglia, perché la notte mi permette di riordinare pensieri e idee".
Cosa speri che rimanga nel lettore una volta chiusa l'ultima pagina? Quale 'eco' vorresti che risuonasse nella sua mente?
"La speranza e meraviglia nei confronti della vita, insieme alla consapevolezza della sacralità e dell'unicità di ogni essere vivente. Questo ci rende tutti frutti diversi, ognuno meritevole di rispetto, di spazio e di parola".
Cosa hai imparato scrivendo questo libro che non sapevi quando hai scritto il precedente (o quando hai iniziato a scrivere)?
"È difficile rispondere a questa domanda, perché scrivo da sempre: per me la scrittura è un rifugio, un dialogo costante con me stessa, uno spazio di consapevolezza, confronto e riordino. È, soprattutto, uno strumento che mi aiuta a decodificare la realtà e a dar voce alla mia fantasia. Oggi, con una certezza sempre nuova, sento che scrivere è libertà".
Senza svelare troppo, se questo libro fosse un ponte verso la tua prossima storia, dove ci starebbe portando?
"Verso un giallo: un genere non voluto e non cercato, ma meritevole di essere accolto. Mi affascina incontrare la realtà, scoprendo ogni volta che essa è ben più variegata e fantasiosa della fantasia più eccelsa. Perdersi in questo mondo di personaggi, più reali del reale e al contempo finalmente liberi di esprimersi, è per me motivo di grande fatica, ma anche di immensa gioia e libertà".
Torna al prodotto
Biografia
Ogliastrina di Lanusei, è stata insegnante della scuola dell’infanzia con una specializzazione per le attività di sostegno didattico ad alunni e
alunne con disabilità. Da sempre amante dell’arte e della letteratura, in particolare del teatro e della poesia, ha scritto numerose commedie per
l’infanzia, utilizzando sia la lingua italiana che quella sarda, portandole in scena con i suoi piccoli alunni. Nel 2015, ha ricevuto una menzione speciale nel terzo concorso di poesia “Compiuta donzella” a Castellamare di Stabia. Nel 2018, ha ottenuto un encomio al concorso internazionale “Il Canto delle Muse”, e suoi componimenti poetici sono stati inclusi nell’omonima antologia. Altre sue poesie figurano nel volume “Ispirazioni” (2018) e nell’antologia “M’illumino d’immenso” (2020). Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo: “Armonia come acqua”.

Focus editoriale
"La gabbia di Pinuccia"
Riflessione morale-giuridica e sociale
a cura dell'Avvocata Bettina Pisanu
Il libro La gabbia di Giancarla Marongiu è un'opera intensa che affronta temi profondi e ancora oggi molto attuali, legati alla dignità della persona, alla tutela dei diritti e al ruolo della società e del diritto di fronte alla sofferenza umana. È un libro che, pur raccontando una storia ambientata in un contesto preciso, parla direttamente al nostro presente. La vicenda di Pinuccia e delle figure che ruotano attorno a lei non appartiene solo al passato: è una storia che continua a ripetersi, sotto forme diverse, anche nella società di oggi.
Pinuccia è il simbolo di tutte quelle persone che vivono intrappolate in una "gabbia" invisibile, costruita non solo da relazioni familiari oppressive, ma anche da una cultura che giustifica il silenzio, la rassegnazione e la paura. Attorno a lei si muovono personaggi che rappresentano ruoli sociali ben riconoscibili: chi esercita il potere, chi osserva senza intervenire, chi intuisce la sofferenza ma non trova il coraggio di esporsi. È proprio questo intreccio di responsabilità mancate a rendere il romanzo cosi attuale.
Dal punto di vista morale, il libro ci interroga come adulti e come comunità. Pinuccia non è sola perché mancano le persone, ma perché manca l'ascolto. La sua condizione ci ricorda che il male non si manifesta solo attraverso chi agisce, ma anche attraverso chi sceglie di non vedere. Oggi, in un'epoca in cui si parla molto di diritti e di libertà. La gabbia ci costringe a chiederci quanto siamo davvero disposti a mettere in discussione le dinamiche familiari, sociali e culturali che producono esclusione e sofferenza.
Sul piano giuridico, il romanzo mette in luce una verità ancora estremamente attuale: la legge esiste, ma non sempre riesce a raggiungere chi ne avrebbe più bisogno. Pinuccia resta intrappolata anche perché il sistema di tutela non intercetta il suo disagio in tempo, o lo sottovaluta. Questo richiama direttamente il presente, in cui la protezione delle persone vulnerabili dipende non solo dalle norme, ma dalla capacità concreta delle istituzioni, dei professionisti e dei cittadini di riconoscere i segnali e agire. Il diritto, ci suggerisce Marongiu, deve essere vissuto come responsabilità collettiva, non come semplice apparato burocratico.
Dal punto di vista sociale, La gabbia è una denuncia forte contro l'indifferenza. I personaggi che circondano Pinuccia rappresentano una società che preferisce mantenere l'equilibrio apparente piuttosto che rompere il silenzio. È un meccanismo che riconosciamo ancora oggi: il timore di "immischiarsi", la normalizzazione di situazioni sbagliate, l'idea che certi problemi appartengano alla sfera privata. Il romanzo ci mostra invece come nessuna gabbia sia davvero privata, perché ogni forma di esclusione e sopraffazione riguarda l'intera comunità.
bottom of page
