A teatro

Malati d'Amore II, la cura
Un'indagine spietata e ironica sulle mille maschere del cuore
SCHEDA TECNICA
Titolo: MALATI D'AMORE II (La Cura)
Autore: Antonio Ghironi
Genere: Commedia introspettiva / Drammaturgia del quotidiano
Struttura: Atto unico con prologo ed epilogo metateatrale.
Ambiente: Uno spazio sospeso (un bar) che funge da "limbo"
emotivo e crocevia di esistenze.
Focus Drammaturgico: L’opera esplora la dicotomia tra la libertà
individuale e il bisogno di appartenenza, utilizzando il pretesto del
legame amoroso per analizzare le nevrosi dell’uomo contemporaneo.
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​​Analisi Drammaturgica e Trama Concettuale
L'opera si configura come un viaggio psico-analitico che prende il via da un atto di rottura radicale: la fuga da un impegno solenne. Questo gesto non è presentato come un semplice colpo di testa, ma come l'innesco di una profonda crisi d'identità. Il protagonista diventa lo specchio in cui si riflettono le diverse proiezioni del "sentire" umano.
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Il Conflitto tra Ego e Coscienza
Il cuore della narrazione risiede nel dialogo serrato tra il desiderio di autodeterminazione e la voce della coscienza. Quest'ultima non agisce come giudice morale, ma come una guida ironica e spietata che costringe il protagonista a guardare oltre le proprie giustificazioni razionali, smascherando la paura che si cela dietro il concetto di "libertà".
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L'Amore come Patologia e Cura
Il titolo stesso suggerisce la visione centrale dell'autore: l'amore è trattato come una "malattia mentale" necessaria, un'alterazione dello stato di coscienza che oscilla tra l'estasi e il tormento. Attraverso una galleria di incontri speculari, l'opera analizza diverse declinazioni del legame di coppia:
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La stanchezza dell'abitudine che si trasforma in sottomissione.
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Il cinismo di chi riduce il sentimento a una transazione di sicurezza sociale.
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La gelosia come manifestazione di insicurezza ontologica.
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Il Bar come Microcosmo Esistenziale
L'ambientazione non è solo un luogo fisico, ma un teatro della memoria e dell'attesa. Qui, il tempo sembra dilatarsi, permettendo ai personaggi di spogliarsi delle loro maschere sociali. Gli incontri che si susseguono non sono semplici incidenti di percorso, ma tappe di un processo di "resurrezione" interiore: per rinascere a una nuova consapevolezza, il protagonista deve prima attraversare il lutto della propria immagine idealizzata.
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L'Ombra e il Simbolismo
La presenza di figure simboliche e quasi oniriche introduce una dimensione metafisica, ricordando allo spettatore che la battaglia più faticosa non è quella contro l'altro, ma quella contro i propri fantasmi interni, le "ombre" che strozzano il petto e impediscono il respiro.
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Conclusione Meta-teatrale
L'opera si chiude con una riflessione aperta sul senso dell'esperienza vissuta. Non viene offerta una soluzione univoca, ma una domanda rivolta direttamente allo spettatore: in un mondo di "amori di pezza" e fragilità diffuse, cosa resta di autentico quando cala il sipario? La "cura" del titolo non è dunque il ritorno allo stato precedente, ma l'accettazione della propria vulnerabilità come unica via per tornare a respirare.
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